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Sviluppo app

Al momento di sviluppare un’applicazione, molte aziende si pongono questa domanda: è meglio una app ibrida o una nativa? C’è una sola risposta possibile ed è quasi scontata: dipende.  Non c’è una scelta giusta e una sbagliata, bisogna individuare quella che si adatta meglio al caso specifico.

Se vogliamo costruire un palazzo, non partiamo certo dalla domanda “Lo facciamo di vetro o di cemento?” Per prima cosa, assumiamo un architetto che ci presenti un progetto in base all’uso che intendiamo farne, alle persone che ci entreranno, all’ambiente in cui dovrà inserirsi, al numero di piani e così via.

Allo stesso modo, un progetto tecnologico deve partire dall’analisi delle esigenze da soddisfare, degli obiettivi da raggiungere e del pubblico a cui si rivolge.

La nostra esperienza ci suggerisce un primo importante consiglio:

Concettualizzate il progetto pensando alle esigenze e allo scopo, non all’architettura tecnica.

L’esercizio migliore per avviare lo sviluppo di una app per dispositivi mobili è di elaborare un’analisi dei requisiti, evidenziando le funzioni e i servizi che questa dovrebbe offrire. Con le caratteristiche descritte, si può avere un’idea della disposizione delle schermate e quindi trovare l’architettura tecnica ideale per realizzarla.

Una volta delineata la visione globale del progetto ed esaminate le differenze tra app ibride e app native, possiamo scegliere consapevolmente l’opzione migliore.

Caratteristiche delle app ibride

Le applicazioni mobili ibride si creano in modo simile alle pagine web, con una combinazione di HTML5, CSS e JavaScript. Tuttavia, invece di essere visualizzate su un browser mobile (come le normali pagine web), queste app sono concepite per essere usate attraverso una WebView, in altre parole, un browser integrato in un’applicazione nativa.  In questa modalità, la maggior parte delle informazioni vengono caricate man mano che l’utente naviga.

Lo sviluppo ibrido permette di sfruttare alcune funzioni hardware del dispositivo, come l’accelerometro, la fotocamera o i contatti, a cui di solito i browser mobili hanno un accesso limitato. D’altro canto, può simulare in qualche misura l’esperienza dell’utente, perché queste app somigliano a tutte le altre scaricabili sullo smartphone: si installano sul dispositivo e sono disponibili nei vari app store.

A questo proposito è importante sottolineare che Apple revisiona e approva tutte le applicazioni prima di distribuirle nel suo App Store. Se vengono soddisfatti i requisiti di usabilità e funzionalità, l’esito della valutazione dovrebbe essere positivo, ma Apple promuove sempre lo sviluppo di app native in iOS. Di conseguenza, è molto più esigente riguardo all’esperienza dell’utente quando si tratta di applicazioni ibride.  Al contrario, non avremo problemi a pubblicare la app in Google Play.

Un’applicazione ibrida è indipendente dai sistemi operativi Android o iOS. Viene creata con un core HTML5 e una sola interfaccia. In seguito, si compila in un contenitore nativo per essere lanciata su tutte le piattaforme. Questo riduce l’investimento iniziale necessario e, nel medio e lungo periodo, non richiede il mantenimento di due basi di codici diverse.

Lo svantaggio di queste applicazioni ibride è però l’esperienza dell’utente, un fattore chiave per il successo del progetto. La velocità di caricamento di una app ibrida è molto inferiore rispetto a quella di una nativa. Trattandosi di contenuto web, questo ha ripercussioni anche sul tempo di risposta durante la navigazione e sull’usabilità che può essere offerta dallo sviluppo con un’unica interfaccia.

Secondo Google, il 50% degli utenti chiude l’applicazione se questa non si carica entro 3 secondi.

Un altro svantaggio è l’integrazione con le funzioni del dispositivo che, per quanto fattibile, non funzionerà mai con la stessa fluidità di una app nativa.

Quando scegliere un’applicazione ibrida?

Consigliamo di optare per questa possibilità quando il progetto della app si basa su notizie, media e distribuzione dei contenuti, perché l’utente è più abituato ad attendere qualche secondo per il caricamento.  In generale, le app ibride sono indicate nei casi in cui si prevedono utenti disposti ad aspettare un po’ di tempo per accedere alle informazioni, come nelle applicazioni destinate ad uso aziendale interno o ai clienti molto fedeli a un brand.

Generalmente, si sceglie questa opzione per lanciare sul mercato una prova di concetto, cercando di contenere l’investimento iniziale e il time to market. Se è vero che la app ibrida soddisfa queste due condizioni, c’è comunque il rischio di non offrire agli utenti un’esperienza ottimale.

Caratteristiche delle app native

Queste applicazioni si sviluppano nel linguaggio nativo di ciascun sistema operativo. Rappresentano l’opzione più sicura per garantire all’utente l’esperienza migliore possibile, con accesso e integrazione completa con le funzioni hardware del dispositivo e le API native, tempi di risposta molto più rapidi e utilità completa senza connessione ad Internet.

In altre parole, l’investimento iniziale può essere più alto, ma a lungo termine si risparmiano tempo e denaro, ottenendo dalla app un’esperienza dell’utente eccellente e prestazioni ottimali.

Quando scegliere un’applicazione nativa?

Quest’opzione dev’essere preferita a priori se l’azienda antepone la qualità e l’esperienza dell’utente rispetto all’investimento e al time to market.

Lo sviluppo nativo richiederà di stanziare una cifra più alta rispetto a quello ibrido, perché prevede un budget per lo sviluppo in iOS, uno per lo sviluppo in Android e anche un terzo in comune per la progettazione dell’interfaccia (con piccole differenze e aggiustamenti per ogni sistema operativo) e il backend.

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