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Trasformazione digitale

“Wow! Davvero possiamo fare così?” Esiste un modo più efficace di lavorare, ed è alla portata di tutte le aziende. La digitalizzazione non è il fine, ma il mezzo attraverso cui la cultura digitale si traduce in risultati concreti, partendo dalle persone.

La trasformazione digitale, in ambito aziendale, è il cambiamento prodotto dall’applicazione efficace e trasversale della tecnologia digitale a tutte le aree e i processi di un’organizzazione, compreso il modo di relazionarsi con i diversi stakeholder.

Com’è ormai consuetudine quando appaiono nuovi termini o ambiti lavorativi (ricordiamo il mitico web e marketing 2.0), l’eccesso di informazioni e il moltiplicarsi dei servizi offerti genera un processo di “infossicazione”. La trasformazione digitale non fa eccezione.

D’altro canto, il campo di applicazione del concetto di “trasformazione digitale” è praticamente illimitato: interessa la revisione dei processi aziendali, lo sviluppo e l’utilizzo di piattaforme cloud, l’IoT, i Big Data, la mobilità, e addirittura la blockchain con la sua capacità di trasformare la gestione dei contratti o il suo formato più noto, le criptovalute.

Tutte queste informazioni, moltiplicate per la loro capacità di replicarsi e sommate alle diverse proposte di fruizione delle aziende che offrono soluzioni o servizi dedicati, rendono enormemente difficile la presa di decisioni da parte dei dirigenti di un’impresa, che in molti casi cadono vittime di una sensazione paralizzante.

 

Per fare un po’ di luce sul tema, iniziamo col semplificare il concetto di trasformazione digitale, definendola come uno strumento per risolvere i problemi e abbandonare le mansioni preconfezionate e svolte per inerzia, attraverso l’introduzione di una cultura del miglioramento continuo che cerca sempre una risposta alla domanda: esiste un modo migliore di fare le cose?

La trasformazione digitale richiede un alto livello di “alfabetizzazione digitale”, in mancanza del quale ogni tentativo di introdurre la tecnologia nei processi aziendali porterà inevitabilmente a tensioni e difficoltà di implementazione.

Una volta avviato questo cammino di trasformazione partendo dal singolo professionista, sarà naturale evangelizzare il resto del team e dei collaboratori, favorire il miglioramento continuo e sviluppare competenze orientate ai risultati, al lavoro di squadra, alla proattività e alla presa di decisioni. La chiave è investire in una formazione pratica e molto concreta che “apra le menti”, cercare quel “wow, davvero possiamo fare così?” sfruttando i tanti strumenti a basso costo e a portata di click.

Anche le piccole trasformazioni possono avere un grande impatto sul lavoro quotidiano di un team, che gradualmente si renderà conto di aver abbandonato i compiti più ripetitivi e insignificanti per conquistare un tempo pieno di valore, efficienza e una grande sensazione di fluidità.

 

Questo processo di evangelizzazione tecnologica è alla base di ogni trasformazione digitale: saranno i credenti, coloro che hanno vissuto in prima persona i risultati sbalorditivi prodotti dai piccoli cambiamenti, i veri promotori delle rivoluzioni più profonde. Così a partire dal basso, dall’unità produttiva più piccola formata da una sola persona, nasceranno nuove abitudini e modi di lavorare, che presto contageranno team, reparti e infine l’intera organizzazione. Una cultura digitale di alto livello è quindi il punto di partenza naturale della trasformazione digitale di un’azienda.

È abbastanza?

No, è solo l’inizio. Tutto comincia investendo sulle persone e sulla loro formazione, ma è importante anche dotare la struttura dell’azienda di alcuni strumenti fondamentali che ne promuovano la trasformazione, fra cui:

1.

Canali di comunicazione

Analizzare i canali che possono servire al personale per trasmettere e condividere idee, proporre miglioramenti e generare l’effetto contagio. Serviranno autostrade interne su cui far circolare le informazioni in modo fluido.

2.

Empowerment:

L’organizzazione (e soprattutto la sua dirigenza) deve partire dal presupposto che si commetteranno degli errori, perché cambiare vuol dire tentare, e ogni tentativo può avere risultati positivi o negativi. Fa parte del processo, per questo si deve creare un ambiente che premi la proattività e minimizzi le conseguenze degli errori logici, nati dall’impulso del cambiamento.

3.

Investimento: 

La convinzione di un’azienda si misura in euro, un messaggio non può essere credibile senza un budget alle spalle. Esistono un’infinità di soluzioni gratuite, ma altre richiederanno l’acquisto di licenze, tecnologie o servizi professionali da terzi. Sarà inoltre necessario dedicare tempo e risorse interne. Un’impresa dimostra di credere in un progetto solo assegnandogli un budget: l’entità può variare in base all’andamento e ai risultati raggiunti, ma è indispensabile mandare un messaggio chiaro e iniziare a investire nella trasformazione sin dal primo momento.

4.

Pianificazione e responsabilizzazione:

Se si chiede a un team di cambiare il suo modo di lavorare, il cammino verso il nuovo sistema sarà inevitabilmente costellato di piccole inefficienze, per questo è fondamentale dedicare una parte della giornata lavorativa a pensare, ricercare, provare, pianificare e decidere. Bisogna attribuire delle responsabilità, in linea con l’empowerment di cui abbiamo già parlato, assegnando a ogni linea di lavoro i suoi addetti specifici. Nulla deve restare indefinito o vago: il direttore finanziario si assumerà il compito di presentare al comitato direttivo un pacchetto di miglioramenti sperimentati nel proprio reparto, il responsabile delle risorse umane valuterà e si farà carico delle competenze direttamente collegate a questo processo di trasformazione.

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